Haiti raccontata dal Presidente di PROCIVICOS

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Giovanni Dell'Aria Presidente PROCIVICOSIl team di PROCIVICOS Milano è partito per Haiti il 15 Marzo. Quello che segue è un sunto del racconto di uno dei partecipanti alla spedizione, Giovanni Dell’Aria, Presidente di Pro.Civi.Co.S (Protezione Civile Comunità di Scientology di Milano) partito con i volontari di altre associazioni, medici e personale specializzato in soccorsi.

Il team italiano ha portato circa 3 tonnellate di materiale, tra cui 710 Kg di presidi sanitari di consumo, 600 Kg di attrezzature sanitarie e tende, 370 kg di generi alimentari, 120 kg di medicinali.

«Dopo qualche ora di viaggio ci siamo trovati nelle vicinanze del confine con Haiti. Già dal confine abbiamo capito quale fosse la dura realtà. In un distributore di benzina siamo stati ‘assaliti’ da bambini che chiedevano, con insistenza giustificata dalla fame, un po’ di cibo e di acqua. Ripreso il viaggio siamo arrivati al confine dove si è presentato ai nostri occhi uno scenario apocalittico. Decine di persone, donne, bambini di ogni età e uomini, si accalcavano verso il nostro pulmino. La richiesta sempre la stessa: cibo e acqua. Le persone idossavano abiti logori e cosparsi di polvere bianca, che ricopre come cenere tutto il confine. Questo posto sembra la porta dell’inferno con tanto di grande cancello di ferro, così spesso che sembra fatto apposta per ostacolare e scoraggiare qualsiasi tentativo di scavalcamento. In questa fascia di terra compresa fra i due cancelli ci sono migliaia di Haitiani, che non possono andare né avanti né indietro e, a giudicare da come sono organizzati, sono accampati lì da ormai diverso tempo. La strada sterrata davanti a quel cancello è dissestata e polverosa, tanto che facevamo fatica a respirare; eravamo anche noi ricoperti di quella polvere bianca.

A pochi minuti di viaggio dal confine si vedevano i primi campi di sfollati. Eravamo abituati a vedere i campi di accoglienza in Abruzzo, tutti ordinati e puliti. Qui lo scenario è ben differente: tende fatte con materiale di recupero di vario genere, pezzi di plastica, teli di cellophane, rami di alberi, stoffe vecchie. Dopo tre ore di viaggio per le strade dissestate di Haiti arriviamo nei pressi della città di Port-Au-Prince, un traffico mai visto, è una gincana unica fra macerie e persone. Abbiamo dovuto raggiungere Petion-Ville, è lì che si trova una delle poche case non crollate e che è stata adibita come base per noi dai volontari che ci hanno preceduto, giunti soprattutto dagli USA.

Al mattino presto siamo già in giro per localizzare il luogo che necessita più aiuto. Individuiamo un’area denominata Mariani, tra Carrefour e Leogane, vicino al mare dove c’è solo un medico per diecimila abitanti, il dottor Luis. Piazziamo immediatamente una grande tenda che fungerà da ambulatorio e due altre tende per i volontari. Tra i nostri volontari destinati a quest’area ci sono anche un medico, Luigi, e una ragazza, Barbara, addestrata con gli standard 118 Italiano. Tutto è pronto per iniziare.

Il giorno seguente iniziano le visite mediche organizzate dal dottor Luis che divide il territorio in zone; per ogni zona nomina un capo-zona con l’incarico di raccogliere le richieste da parte di ogni nucleo familiare. Si cominciano a ricevere le famiglie ed emergono le patologie più frequenti, ci sono casi di disidratazione, alcuni di malaria, cattiva igiene, vermi intestinali, ma soprattutto malnutrizione. Durante la giornata molti bambini si rivolgono ai nostri volontari per avere un po’ di cibo e di acqua e i nostri, con spirito solidaristico, cercano il più possibile di soddisfare le richieste. Persino le infermiere professionali locali, che hanno perso il lavoro a causa del crollo del loro ospedale, danno una mano con le innumerevoli famiglie che affluiscono. Anche le infermiere sono a digiuno da parecchi giorni e con molta resistenza sopportano temperature impossibili; continuano il loro lavoro fino al punto che, con le lacrime agli occhi, chiedono qualcosa da mangiare a uno dei nostri volontari, una scatoletta di tonno, una di carne in scatola. Si siedono in un angolo nascosto, mangiano velocemente e sono pronte a ripartire con le visite.

Tutti i giorni per i nostri volontari è una lotta contro il tempo. Sono circa 300/350 i pazienti che vengono visitati giornalmente. Il medico riferisce che c’è bisogno subito di vaccini, nessun bambino è stato mai vaccinato contro tifo, difterite, epatite, polio... ed altro ancora. Non esistono cartelle sanitarie e men che meno un censimento vero e proprio per stabilire gli effettivi abitanti di quel territorio. Purtroppo bisogna attendere ancora. Il sabato, dopo una settimana di duro lavoro, il medico chiama i volontari per una bambina in coma da portare subito in ospedale. I volontari si dirigono con la bambina a gran velocità verso l’ospedale. Qui la bambina accenna ad un risveglio. I volontari entrano nel posto preparato per il triage e finalmente entrano in una tenda che svolge la funzione di pronto soccorso. Sulla destra notano una donna che ha un bambino piccolo tra le braccia. I nostri le passano davanti e il bambino comincia a piangere. Anche la bambina in braccio al nostro volontario viene stesa sul lettino e si sveglia. Il nostro volontario e la donna si guardano in viso. La donna è italiana e dice che non sa se piangere per la felicità di aver sentito parlare italiano o perché il bambino che aveva tra le braccia si è svegliato proprio al nostro arrivo. Lei aveva gli occhi che a stento trattenevano le lacrime.

Ci sono storie vere e quasi tutti i giorni sono le stesse che si ripresentano. C’è bisogno di aiuto, aiuto vero per questo popolo, sono tornato solo per riorganizzare una squadra che parta a dare il cambio. Un sentito grazie alla Chiesa di Scientology che ci sta permettendo di aiutare ed ai Ministri Volontari di Scientology che coordinano tutte le squadre di volontariato dal primo momento, e che hanno promesso di continuare fino a che sarà necessario».

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